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23 novembre 2018

Il Black Friday, il consumismo, ed i grandi rischi di essere di moda

Sai quali sono le conseguenze di diventare “di moda”?
Forse pensi alla ricchezza, alla popolarità.

Il vero problema di diventare alla moda secondo me sono invece i sogni e i licenziamenti.
Ma andiamo per piccoli passi.

Prima ancora di aprire Radici Toscane c’erano alcune aziende che mi affascinavano, non solamente per i loro prodotti ma più per un’idea che avevano di come bisognava lavorare, costruire un’azienda e lasciare il segno.

Una su tutte è sempre stata Patagonia, l’azienda di abiti outdoor/trekking.
Oggi se ci giriamo in Italia è più comune trovare abiti della Napapijiri che non della Patagonia.

C’è stato però un periodo in America dove Patagonia divenne pesantemente di moda.

Prima era una piccola realtà e poi, d’un tratto, tutti volevano Patagonia. Era un abito cult.

Cosa avreste fatto voi?
Immaginatevi un’azienda piccola che riceveva il decuplo di vendite ma che non aveva assolutamente modo di soddisfarle.

Il capo dell’azienda fece quello che molti di noi avrebbero fatto: costruì nuove fabbriche e assunse nuove persone.
Andò avanti per svariati anni, finché un giorno la moda per Patagonia passò.

Non passò perché avevano abbassato la qualità, sbagliato prodotti, o fatto campagne pubblicitarie fallimentari.
Passò come era arrivata, senza motivo.

Adesso si trovavano a dover soddisfare molte meno richieste con molte più fabbriche e persone sulle spalle.
E non successe secondo un piano della direzione che si rivelo sbagliato, ma fu una conseguenza del cercare di soddisfare tutte quelle persone, di quella botta di adrenalina economica arrivata dall’essere diventati un brand di moda.

Dopo quel triste momento Patagonia è cambiata radicalmente, cercando di spingere sulla riparabilità dei loro capi, di insegnare l’acquisto cosciente, di evitare di buttare via il vecchio solo perché non ci piace più.

Fu infatti nel Black Friday del 2011 che Patagonia spese un sacco di soldi per comprarsi una pagina intera del New York Times per scriverci “non comprate questo maglione”.

Il senso era ovvio: non compratelo solo per la moda.
Il pianeta che abbiamo è solo uno e se pensiamo di consumarlo come abbiamo fatto oggi non avremo così tanto tempo.

Cercò insomma di spingere su temi come costruire un’azienda che durasse nel tempo, il riuso, la riduzione dello spreco, il recupero/riciclo dei capi.

Oggi il Black Friday è diventato una realtà anche italiana.

Anni fa erano solo due parole poco conosciute dell’inglese mentre oggi, grazie ad Amazon e altri grandi marchi che “spingono” su questa giornata, il Black Friday ha preso piede anche in Italia.

Non penso che possiamo arrestare questa ondata di sconti e di sicuro alcuni di noi ne potranno beneficiare in prodotti scontati ed offerte irripetibili, ci sono però tante conseguenze e implicazioni.

Se il Black Friday è un buon momento per cercare di comprare un oggetto costoso a buon prezzo (frigoriferi, robot di casa, etc), non lo è il bisogno smodato di comprare qualcosa.

Non tutte le offerte ci servono
Molte ci intrigano e ci fanno acquistare oggetti che magari non volevamo davvero e che rimarranno o a prender polvere oppure buttati via.

In cose come questa il messaggio di Patagonia secondo me prende valore e vita:
Non sprecate, pensate prima di comprare, ed immaginate che i vostri soldi sono un voto, il voto di sostenere una realtà economica che sia quella del grande magazzino o del piccolo negozio.

Comprando voi scegliete dove votare, scegliete se premiare la bottega sotto casa o la multinazionale, scegliete se sostenere un marchio piuttosto che un altro.
E’ un voto importante, ma non lasciate che sia solo lo sconto a decidere, scegliete con la vostra testa.

Domandatevi ogni volta:
“Mi serve, o lo compro solo per raggiungere la spedizione gratuita?”

Perché l’inganno del Black Friday non finisce al Black Friday, lo vivete ogni giorno, in ogni eCommerce, in ogni supermercato, e l’unica differenza la potete fare voi.

Andrea

2 Comments on “Il Black Friday, il consumismo, ed i grandi rischi di essere di moda

Antonella
23 novembre 2018 a 22:12

Bravo Andrea.

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lebloggersiamonoi
24 novembre 2018 a 9:30

Assolutamente d’accordo con ogni parola! Infatti per questo black friday non ho ancora cquistato nulla perchè non ho trovato nulla di ciò che mi serve. E se tutti la pensassero così le aziende oggi sarebbero un tantino più sane. E il nostro pianeta e la nostra salute ne gioverebbe.

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